Irrigazione

Tutto sull’irrigazione delle ortive in pieno campo

E’ bene cominciare con una piccola precisazione: quando parlo di ortive in pieno campo mi riferisco principalmente a insalate, radicchio, patata, cipolla, porro, aglio, basilico, spinacio, fagiolino, sedano ecc. Detto questo posso tranquillamente affermare che l’irrigazione delle ortive è una questione piuttosto delicata per diversi motivi quali:

  • costituzione, in certi casi fragile, della pianta
  • sensibilità a diverse patologie
  • vento
  • temperature elevate e precipitazioni scarse
  • tipologia del terreno in quanto può variare di anno in anno
  • ciclo breve e ripetuto più volte nel corso della stagione.

Non solo, l’impianto di irrigazione deve essere adatto per la fertirrigazione ed estremamente uniforme nella distribuzione di acqua e nutrienti. Charles Dawking, illustre imprenditore che si occupa di realizzare indexing plungers manufacturer e altri dispositivi legati all’irrigazione, si dice entusiasti di tali metodi –Sono sicuramente ottimi, i migliori possibili per il contesto agricolo!-.

Dal punto di vista della gestione il sistema irriguo deve essere mobile ma allo stesso tempo non richiedere continui spostamenti e garantire l’irrigazione simultanea di superfici molto ampie o molto piccole.

I parametri energetici

Sul fronte energetico (gasolio o energia elettrica) l’impianto deve essere “parco” in modo da mantenere i costi/mc contenuti.
Si cercherà di prediligere sistemi con portate elevate e pressione medio/basse (2-5 bar).

Con queste indicazioni possiamo dire di aver stilato il documento di identità del sistema irriguo perfetto per l’ortiva di pieno campo! Riassumo i punti salienti:

  • delicato con terreno e pianta
  • molto uniforme
  • adatto per la fertirrigazione
  • poco influenzato dal vento
  • in grado di contrastare le alte temperature
  • mobile ma non impegnativo nella gestione del turno irriguo
  • in grado di gestire aree di grandi dimensioni o piccoli appezzamenti
  • parco nei consumi.

Elenco i 4 sistemi più diffusi ad oggi:

  1. Rotolone o irrigatore semovente
  2. Ala piovana
  3. Impianto a goccia
  4. Aspersione a basso volume con mini-irrigatori

Ciascuno di questi sistemi gode di una certa popolarità ma uno solo di questi soddisfa in pieno tutti i requisiti richiesti.

Il sistema ideale è l’aspersione a basso volume con mini-irrigatori.
La delicatezza di questo sistema è elevatissima in quanto il getto dei minisprinklers è realmente leggero e l’effetto battente sul terreno trascurabile.
La stessa cosa non può essere detta di rotolone e ala piovana in quanto l’effetto battente del primo e la precipitazione elevata in particolar modo del secondo destrutturano il terreno, causano ristagni e mettono a dura prova la parte aerea della pianta.
L’impianto a goccia è il sistema meno impattante su pianta e terreno ma costringe la pianta a esplorare porzioni molto limitate di terreno e questo fatto non sempre è positivo.

L’uniformità ottenibile con i min-irrigatori può superare il 90% anche in presenza di terreni con forti dislivelli grazie ai meccanismi di regolazione della portata.
Solo la goccia è in grado di eguagliare o superare questo dato. Il rotolone difficilmente raggiunge valori del 80-85% e l’ala piovana ha sempre evidenziato uniformità molto basse tra il primo ugello e quello più lontano.

Mini-irrigatori

I mini-irrigatori sono realizzati in materiali resistenti agli acidi ed ai più comuni fertilizzanti utilizzati in agricoltura.
Se sommiamo a ciò l’elevata uniformità di distribuzione allora possiamo definire l’aspersione a basso volume un sistema idoneo distribuire acqua e fertilizzanti.
All’impianto a goccia va riconosciuto il vantaggio di veicolare i nutrienti in modo uniforme e localizzato.
Il rotolone e l’ala piovana, appositamente accessoriati, possono distribuire i fertilizzanti ma con efficienza senz’altro minore a causa delle problematiche rilevate in precedenza (ristagni, ruscellamenti, compattamento, scarsa uniformità etc).

Il vento è un aspetto che va tenuto ben in considerazione per l’elevata influenza, negativa, che esercita sull’efficienza dell’irrigazione.
I mini-irrigatori, data la bassa traiettoria e la vicinanza tra loro (7-15 m), riescono a contenere gli effetti negativi ed a svolgere egregiamente il loro lavoro anche in aree costantemente battute da correnti d’aria come, ad esempio, i litorali.
L’impianto a goccia è il sistema meno influenzato dal vento ma nulla può sugli effetti negativi provocati sulla pianta in caso di vento secco e temperature elevate.
L’ala piovana mantiene un comportamento abbastanza lineare ed è poco influenzata.
Il rotolone, data la traiettoria molto alta e la ampia “vela” del getto, risulta drammaticamente ridimensionato nelle prestazioni a tal punto da costringere ad estenuanti irrigazioni notturne.

Climatizzazione

La climatizzazione è un aspetto di grande interesse e contrastare le alte temperature in modo efficace procura un enorme sollievo alla coltura in termini di benessere e produttività.
I mini-irrigatori presentano tutte le caratteristiche di un erogatore idoneo al raffreddamento:

  • bassa portata
  • gocce di dimensioni molto contenute
  • facilità all’evaporazione
  • gestione di turni irrigui molto brevi e ravvicinati nelle ore di massimo calore.

Non a caso si moltiplicano le aziende che adottano programmi specifici di raffreddamento tramite mini-irrigatori.
Il rotolone e l’ala piovana non sono in grado di contrastare adeguatamente le temperature elevate in quanto la gestione di cicli di irrigazione brevi e ripetuti è pressoché impossibile. L’impianto a goccia non ha alcuna chance di successo quando la colonnina di mercurio si alza oltre i 28-30 °C.

L’irrigazione delle ortive in pieno campo necessita di sistemi di irrigazione mobili sia per la necessità di cambiare appezzamenti di frequente ma anche per le lavorazioni del terreno che si effettuano.
Rotolone e ala piovana sono i sistemi mobili per eccellenza ma costringono ad una gestione dei turni irrigui a dir poco “nevrotica” quando, in assenza continua di precipitazioni, le temperature si mantengono elevate per lungo tempo.
Aspersione a basso volume e impianti a goccia sono invece sistemi “fissi ma mobili” ovvero si installano e disinstallano ad inizio e fine stagione ma permangono sul terreno per tutto il ciclo colturale.

In questo modo la gestione di turni irrigui frequenti si traduce in un semplice azionare le valvole di settore.

La flessibilità di un sistema è fondamentale quando si tratta di irrigare efficacemente piccoli appezzamenti o grandi aree.
L’aspersione a basso volume e la goccia sono sistemi perfettamente adattabili e garantiscono lo stesso risultato su 4.000 metri quadri o 60.000 metri quadri.
E’ il caso di un’azienda che produce insalate e che necessita di irrigare un’area pari ad una giornata di trapianti, es 7.000 m2, ed un’azienda che produce patate e che, disponendo di acqua in giusta misura, vuole irrigare 5 ha “al colpo” in 4 ore ore due volte la settimana.
E’ chiaro come questi due casi sia impossibile, o quantomeno poco pratico, utilizzare il rotolone o l’ala piovana.

L’economicità di gestione di un sistema è tanto più apprezzata quanto maggiore è il prezzo del combustibile o dell’energia elettrica.
Essendo il consumo energetico influenzato da parametri quali la portata richiesta e la pressione di esercizio è chiaro che, a parità di superficie irrigata e mm distribuiti, il sistema a goccia sia il più parco.

A seguire aspersione a basso volume e ala piovana. In ultima posizione, a causa delle 8-10 atmosfere di esercizio, il rotolone.

In definitiva dall’analisi di questi 8 aspetti di basilare importanza risulta che aspersione a basso volume e goccia sono i sistemi che meglio si adattano all’irrigazione di ortive in pieno campo.

L’aspersione a basso volume tramite mini-irrigatori però, data la maggior efficacia in fase di protezione dalle alte temperature e vista l’importanza via via maggiore che la climatizzazione andrà a ricoprire in futuro, vince il confronto e può essere definito, meritatamente, il sistema Irriguo Ideale per la maggior parte delle ortive di pieno campo.

Il 12% delle donne italiane conosce i vini biodinamici

L’università Luiss di Roma ha condotto una ricerca intervistando 1.200 donne di età compresa tra i 18 e i 60 anni, con laurea nel 36% dei casi, diploma nel 50% e titolo di scuola media nel 14%. Da questa ricerca emerge che il 12% delle donne italiane conosce i vini biodinamici.

L’università Luiss di Roma ha condotto una ricerca intervistando 1.200 donne di età compresa tra i 18 e i 60 anni, con laurea nel 36% dei casi, diploma nel 50% e titolo di scuola media nel 14%.
Da questa ricerca emerge che il 12% delle donne italiane conosce i vini biodinamici; non solo, per berli è disposta a spendere anche il 38% in più rispetto a quanto spenderebbe per un vino simile ma “tradizionale”.
Anche il vino biologico piace alle donne italiane, al punto che per berne un bicchiere esse sono disposte a pagarlo il 28% in più.

Ma per quali motivi le donne italiane scelgono un vino piuttosto che un altro?

Nell’ordine i criteri di scelta maggiormente utilizzati sono la narrazione evocata, i giudizi delle guide e i premi ricevuti da quell’etichetta, il territorio, il passaparola, l’etichetta.
Il 63% delle consumatrici intervistate mostra interesse per vini con una gradazione alcolica abbastanza bassa e nel 66% dei casi le donne preferiscono vini autoctoni e di territorio. Inoltre il 40% delle enoappassionate intervistate vorrebbe ricevere maggiori informazioni nella fase di acquisto del vino, informazioni di carattere educativo, turistico e salutistico. Il 40% delle intervistate che chiedono indicazioni salutistiche vorrebbe anche che fossero esplicitate «in chiaro» calorie, quantità consigliate, pericolosità e proprietà nutrizionali.

Altri dati interessanti emersi da questa ricerca Luiss sono che un pasto senza vino viene percepito dalle donne intervistate come una “pausa di rifornimento veloce” (per il 34% delle intervistate), un momento “triste” (per il 28%), o una dieta (per un altro 28%).
Inoltre, per le donne italiane, meglio bere un calice con il partner (48%), con l’amante (28%) e con le amiche (17%).
Il 30% delle donne intervistate ha dichiarato, infine, che un uomo che non beve vino è poco interessante.
A tutte le donne amanti del vino biodinamico, del vino legato a un territorio specifico, che di quel territorio diventa espressione quasi “artistica” e “culturale”, è da consigliare una visita a La Raia, azienda agricola situata a Novi Ligure, tra le dolci colline del Gavi, dove si producono 3 Gavi DOCG biodinamici e 2 Barbera DOC, anch’esse biodinamiche.

I vantaggi della Coltivazione Organica

Coltivazione organica: un metodo di coltivazione sostenibile legato alle realtà locali. Il metodo sociale e naturale teorizzato da Sir Albert Howard per la produzione di verdure organiche.

I primi studi sull’agricoltura organica sono iniziati all’alba del 1900 dal botanico sir Albert Howard, dopo aver passato una ventina di anni in India per studiare i vari metodi di coltura dei contadini autoctoni, con il desiderio di trovare metodologie alternative ma altrettanto efficaci di quelle in uso in Europa per la sconfitta delle malattie delle piante.
Quasi subito si rese conto che i metodi tradizionali che in Europa erano stati accantonati come obsoleti avevano invece un importante valore aggiunto oltre a garantire piante più sane permettevano un risparmio in termini economici dato dalla diminuzione appunto delle malattie e quindi da un’ottimizzazione della produttività di verdure organiche. Questo lo porto ben presto all’elaborazione di un approccio differente nell’impostazione del processo di coltivazione.

I principali fattori del nuovo approccio erano:

– qualità e salubrità del terreno. Con la vicinanza agli agricoltori locali imparò presto che il mezzo più efficace per ottenere un raccolto di buona qualità consiste nell’occuparsi prima di tutto della salute del terreno.

– sistema “indoor”: per il mantenimento delle condizioni di partenza ottimali è indispensabile dopo aver tolto al terreno restituire secondo una legge chiamata “legge del ritorno” gli scarti organici, ecco quindi che Sir Howard creò un fertilizzante basato su sostanze animali e vegetali che consentì ai terreni di ripristinare il doveroso equilibrio, fornendo così alle piante in fase di coltivazione il più giusto apporto di sostanze nutritive.

-rispetto dei cicli naturali. Nelle sue opere sir Howard parla di “agricoltura naturale”, non dimenticando mai di porre l’accento che la cosa più importante su cui si basa il procedimento da lui indicato è il rispetto dell’armonia e delle leggi di natura durante l’attività agricola.

In seguito a questa esperienza le idee di Sr Howard si diffusero con le opere di Lady Balfour in particolare tramite il testo “the living soil” in cui s’illustravano le ricerche effettuate e le attività svolte riguardo all’approccio alternativo alla coltivazione convenzionale costituendo una vera e propria disciplina che prese il nome di “agricoltura organica”, vista la considerazione data all’apporto dei singoli organismi che vanno a interagire con tutto il contesto agricolo ma anche perché concentrata sulle importanze delle sostanze organiche per mantenere piante e animali in condizioni ottimali.

Questi scritti furono poi il punto di riferimento per gruppi di scienziati agricoltori e nutrizionisti che unendosi fondarono la Soil Association, un organismo tuttora esistente che si occupa della certificazione e sviluppo di tutti i prodotti provenienti da agricoltura organica, anche se sempre più spesso e sopratutto nei paesi anglosassoni il termine organico è divenuto sinonimo di biologico.

Questo tipo di approccio alle coltivazioni non è più legato solo ai paesi sviluppati ma è presente commercialmente in 120 paesi, con trentuno milioni di ettari coltivati e un bacino di consumi di oltre 40 miliardi di dollari nel 2006 dati da un rapporto FAO presentato all’apertura della conferenza internazionale sull’agricoltura organica e sicurezza alimentare del maggio 2007.

Questo rapporto oltre a fornire una stima economica del successo di questo tipo di coltivazione identifica tutti i punti di forza e di debolezza del sistema oltre a valutare il fondamentale contributo fornito per il raggiungimento di una sicurezza alimentare, contiene un’analisi dettagliata delle caratteristiche della catena alimentare biologia rapportandola al diritto al cibo e propone iniziative di ricerca e di attività politica per rinforzarne ulteriormente i risultati a livello nazionale e internazionale.
I punti di maggior forza di questo metodo sono la totale indipendenza da combustibili fossili e l’affidamento pressoché totale su produzioni locali. La forte interazione con i processi naturali ottimizza i costi e la resistenza complessiva dell’ecosistema agricolo anche rispetto a condizioni climatiche difficili come si può leggere dal rapporto.

Con una corretta gestione della biodiversità nel tempo e nello spazio gli agricoltori che applicano questo metodo, usano il lavoro e i servizi ambientali per aumentare la produzione rigorosamente in modo sostenibile, rompendo così anche un circolo improduttivo legato all’indebitamento cui i piccoli agricoltori sono costretti per l’acquisto dei mezzi di produzione che tra l’altro ha causato sopratutto in tempi di crisi un terribile aumento dei suicidi in questa categoria.

Vendita diretta: qualita’ e prezzo? possibile in aziende agricole

Analizzati i prezzi dei 9 ortaggi di stagione più comuni. Si risparmia nella grande distribuzione, ma è nelle aziende agricole che si trova il binomio qualità-prezzo.

E’ vero che si risparmia ad acquistare frutta ed verdura nelle aziende che effettuano la vendita diretta? Un’indagine della Coldiretti apuana dimostra che, il binomio prezzo-qualità, è possibile e non sta molto lontano, e che spesso, sta nel campo vicino a casa propria. Ci vuole po’ di accortezza, questo è chiaro, ma è davvero possibile portare a casa “sacchettate” di verdura risparmiando anche fino al 30%. I prezzi infatti – spiega l’organizzazione agricola da sempre impegnata a valorizzare il sistema agroalimentare – non subiscono le intemperie del mercato e non sono soggetti alla legge della domanda-offerta per cui un chilo di finocchi si paga a peso d’oro quando sul mercato cominciano a scarseggiare, e meno quando, invece, ne è invaso. E dalla loro, le aziende agricole, hanno un altro importante punto: la qualità di un prodotto quasi biologico, se non bio al 100% (non vengono utilizzati prodotti fitosanitari o trattamenti per intensificare la produzione), la certezza della provenienza, e sapori e profumi che spesso si dimenticano con il sotto vuoto o rovistando nelle cassette di negozi e market. Ed il peso? Non si paga al grammo come accade nella grande distribuzione. Nelle aziende agricole che effettuano la vendita diretta si usa ancora la bilancia ad ago perché – spiegano gli ortolani – “se ci sono 100 o 150 grammi in più da noi si paga solo il chilo pieno. E’ un agricoltura generosa che non bada al centesimo”.
Coldiretti, per spiegare la dinamica della vendita diretta che in Provincia di Massa Carrara conta quasi un centinaio di esempi, da Massa a Carrara fino alla Lunigiana, ha analizzato i prezzi di supermercati e negozi e li ha paragonati a quelli osservati dalle aziende agricole che effettuano vendita diretta. In alcuni casi il risparmio è evidente, in altri, potrebbe non esserci perché – spiega Vincenzo Tongiani, Presidente Provinciale dell’organizzazione agricola – la qualità, in alcuni casi, si paga ed è giusto pagarla. Ma a differenza di altre soluzioni di vendita c’è la certezza di cosa si mangia e in un mercato semprepiù globale sapere cosa c’è nel piatto è un motivo per gustarlo con più cura e soddisfazione”. Di certo è che questa vecchia maniera di “vendere” sta tornando in auge mentre la nuova tendenza del mercato dipinge un consumatore più attento, che predilige spendere di più e cercare la qualità. “C’è un ritorno del consumatore al consumo consapevole – sottolinea Tongiani. Si è stufato di non sapere cosa mangia. E vuole mangiare bene e sano”.

I prezzi. Finocchi, cavolfiori, insalata (scarola e riccia), gobbi (o cardi), bietole, rapini, cavoli, cipolle e zucche: sono questi i 9 ortaggi del momento presi in analisi da Coldiretti. I prezzi sono riferiti al 25 gennaio e quindi, potrebbero essere diversi rispetto a quelli in vigore oggi. I negozi si trovano tra Massa e Marina di Massa mentre per la categoria supermercati si intende la grande distribuzione. I prezzi delle aziende agricole sono stati raccolti tra Carrara e Massa.
L’indagine dimostra che, ipotizzando una spesa basata sui 9 prodotti (un chilo di tutti i prodotti contenuti nel paniere di Coldiretti), è la grande distribuzione la più conveniente con una spesa minima (si intende il prezzo più basso rilevato) di poco superiore ai 10 euro ed una massima di quasi 15 euro (si intende il prezzo massimo rilevato). Mentre nei negozi il gap è molto più elevato: si passa dagli oltre 13 euro ai quasi 20. E nelle aziende agricole? Più conveniente rispetto al negozio con 12,70 euro, ma più caro rispetto a tutte le tipologie: oltre 21 euro per una borsa. Si va da 1,50 euro a 2,00 euro per un chilo di finocchi in azienda, che sono i prezzi medi, al 0,98 centesimi (ma in questo caso era scontato) del market fino all’1,59 euro, per toccare punte di 2,20 euro nel negozio. Il cavolfiore è invece molto caro nella grande distribuzione dove sfonda quota 3 euro (il prezzo massimo) mentre in azienda non supera mai i 2 euro al chilo e si può trovare anche ad 1 euro. Altalena di prezzi per l’insalata, probabilmente, la verdura più consumata: si passa dai 0,70 centesimi dell’azienda con punte fino a 1,50 euro ai 2,50-3,70 del negozio. Nella grande distribuzione si trova tra l’1,18 e 1,99 euro. Sicuramente più costosi in azienda i cardi (o gobbi) dove costano 3 euro al chilo come le bietole (sui 2 euro) contro la grande distribuzione con 1,28 euro e la forbice di 30 cent nel negozio dove si mette in borsina sborsando tra l’1,70 e 2 euro. La bietola è, invece, molto vantaggiosa in azienda dove si acquista con 1 euro, massimo 2. In mezzo, tra 1 e 2 euro troviamo l’1,28 dei market fino all’1,40-1,50 dei negozi. Prezzo quasi standard per i rapini: da un minimo di 1,40 a un massimo di 2 euro un po’ ovunque. E i cavoli? Si va da 1 euro a pianta dell’agricoltore diretto fino all’1,50 del negozio quando nei grandi mercati si attesta intorno all’1,20 euro. Ma il prodotto più caro è la zucca: 4,70 euro al chilo in azienda come al negozio, con minimi di 1 euro; 1,15 euro per un chilo al supermarket.

L’analisi. “L’analisi – spiega Tongiani – e la tabella non evidenziano due aspetti fondamentali: il prodotto e la provenienza. La qualità non ha paragoni con nessun prodotto sul mercato. La verdura è di stagione, non ha forzature o aiuti chimici, e passa dal campo alla tavola senza passaggi intermedi. Si può pagare di più, è vero, ma anche di meno rispetto a molti prodotti di libero corso sul mercato. L’altro aspetto da considerare è la provenienza: sono terreni e produttori sicuramente locali e non cecoslovacchi o di chissà quale altro paese. La qualità, in questo frangente, si fa pagare e per fortuna sempre più persone si stanno dirigendo verso questo modo di fare acquisti”.
Ma c’è dell’altro, al di la dei prezzi e del mercato, che come spiega Tongiani, si chiama “valore immateriale delle produzioni”. “Dietro un chilo di finocchi c’è il bello ed il cattivo tempo, c’è il rischio della gelata, e il lavoro del contadino, c’è l’amore verso la terra e verso il mestiere; non ci sono ettari a perdita d’occhio di coltivazioni ma piccoli orti. Non troverete ormoni e pesticidi, ne tanto meno produzioni intensive ma solo contadini, così si chiamavano, imprenditori che mantengono la tradizione di un segmento di mercato che ha perso le sue radici. Acquistare in azienda significa trovare assieme a qualità e risparmio, le radici della nostra terra e della nostra storia”.

VENDITA DIRETTA: I 9 PRODOTTI DELL’INVERNO. RISPARMIO SI O RISPARMIO NO?
Prodotto Negozio Grande distribuzione Vendita Diretta
Finocchi 1,30/2,20 0,98/1,59 1,50/2,00
Cavolfiori 1,80/2,00 1,49/3,02 1,50/2,00
Insalata (Scarola e Riccia) 2,50/3,70 1,18/1,99 0,70/1,50
Gobbi o Cardi 1,70/2,00 1,28 2,00/3,00
Bietole 1,40/1,50 0,99/1,28 1,50/2,00
Rapini 1,40/1,50 1,65/2,00 1,50/2,00
Cavoli 1,30/1,50 0,79/1,20 1,50/2,00
Zucche 1,00/4,70 1,15 1,00/4,70
Cipolline(a mazzetto) 70/80 0,69/1,38 1,50/2,00